21 febbraio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - quarto appuntamento

Nel corso di questa breve ma intensa passeggiata per la letteratura sarda, scandita in quattro appuntamenti, abbiamo decostruito la fissità mitografica dell’isola fortezza per fare emergere una terra che è stata crocevia di popoli e culture, dal cui incontro/scontro è sorta la nostra attuale multicultura, geograficamente centrata, ma aperta a orizzonti vasti. Abbiamo visto, però, che per indagare il cambiamento necessitano occhi limpidi, non condizionati dal pregiudizio, e forse anche un cuore puro, e questo talvolta è mancato. Lo abbiamo constatato esaminando diversi dei numerosi resoconti dei viaggiatori a cavallo tra Sette, Otto e Novecento, che sembrano segnalare sulla mappa del mondo un'isola dove chiunque, arrivandovi, poteva decidere di esserne il re. Ma è capitato anche, nel secolo appena passato e non ancora archiviabile –, che siano giunti in queste sponde giornalisti che hanno portato alto il nome della loro professione. Sono diversi, sardi e non sardi. Nel corso di quest'ultimo pomeriggio letterario invernale parleremo soprattutto di uno di essi, non nativo, che ci ha lasciato delle inchieste formidabili: seppure datate agli anni Sessanta del Novecento, infatti, riescono ancora a restituirci un metodo, innanzitutto, oltre che un’isola indagata nel periodo dei grandi stravolgimenti che hanno segnato il suo non indolore passaggio alla modernità. Quel giornalista si chiamava Franco Nasi, e lo conosciamo grazie al libro L'Isola senza mare (Iniziative culturali, Sassari 1993), purtroppo ormai introvabile, che raccoglie i suoi reportage sardi. Libro-pretesto, se vogliamo, per fare un excursus tra il 1957 e il 1966, nella "Sardegna dopo il solleone"... 
Saranno con me dei graditissimi ospiti: Angelo Altea (giornalista storico de L’Unione Sarda), Maria Giovanna Fossati (Ansa) e lo scrittore Omar Onnis. 

8 febbraio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - terzo appuntamento

Il complicato ma nondimeno affascinante tema del terzo appuntamento oranese sarà l’attenzione verso gli elementi del vero e del falso nella descrizione della Sardegna storica, questione a cui Sergio Atzeni ha dato con i suoi meravigliosi romanzi una risposta etica e artistica. Con lui ci siamo lasciati nel penultimo incontro e da lui ripartiremo, per riattraversare un bel po’ di “fole”, come le chiamava. Con me “saranno” gli studiosi che questo tema, produttore di tanti stereotipi duri a morire sui sardi e la Sardegna, lo hanno analizzato da diversi punti di vista: dalla grande Nereide Rudas al raffinato storico della letteratura Francesco Casula, dallo storico universitario Luciano Marrocu all’acuto storico militante Omar Onnis. C’è di che parlare e tanto si parlerà dei resoconti letterari e fotografici degli innumerevoli viaggiatori che hanno visitato l’isola a cavallo tra Otto e Novecento. Saranno presenti, invece, realmente due graditissimi ospiti: l'attrice teatrale Valentina Loche, che leggerà alcuni brani, e il giornalista e scrittore Giacomo Mameli, che con le sue indagini incentrate a cogliere la realtà di un’isola che non ha mai smesso di cambiare ha dato un grande contributo culturale alla decostruzione dei luoghi comuni.
Inizieremo puntuali, alle 17, per finire in tempo e partecipare tutti all'inaugurazione della mostra di Cristian Chironi, che ritorna da un lungo, straordinario viaggio, al Museo Nivola, alle 19.

2 febbraio 2018

Vuol dire arte

Orani vuol dire arte. Perché tutte le Muse sono venerate ai piedi del Monte Gonare. Pittura e scultura, architettura, poesia e prosa, l’uso sapiente delle mani nelle sartorie di Mura o Modolo con velluti Visconti di Modrone o nelle botteghe artigiane con le lamiere di Roberto Ziranu, maestro di brunitura e d’incisione. Tutt’attorno una montagna dove vivono le sirene. E la guglia di Sant’Andrea. In piazza Santa Croce nel 1388 fu firmata la pace tra Eleonora d’Arborea e gli Aragonesi. In una chiesa c’è un organo del 1732, ha 369 canne.
Qui è nato, nel 1950, Salvatore Niffoi. Vedove scalze, Matoforu aedo di Thilipirches, il bandito Bantine Bagolaris che torna a Maragolò: fantasia e realtà nella lingua forte e immaginifica del narratore Premio Campiello. [...]  Proviamo a raccontarlo, questo luogo, da un punto di vista un po’ differente. Seguiremo, per capire da quale humus prende alimento la narrativa dell’autore del “Maestro di metafore”, le tracce di altri grandi che si sono distinti nel Pantheon di questo piccolo paese della Barbagia. Su tutti due nomi: Costantino Nivola (1911-1988) e Mario Delitala (1877-1990). Nivola e Delitala, come Niffoi, un tutt’uno col paese dove sono nati e sono amati.
Prima di sbarcare a New York con la moglie ebrea Ruth Guggenheim, Nivola lavora alla Olivetti di Ivrea. Diventa direttore artistico di “Interiors” e di “Progressive Architecture”, firma la prima personale alla Nagy Gallery a New York, partecipa alla Quadriennale di Roma, poi la cattedra ad Harvard. Continua a scolpire e dipingere. Nel 1958 torna a Orani, completa la facciata della chiesa dell’Itria. In un amarcord di quarant’anni scrive di essere nato «tutto rosso, come un coniglio appena spellato. Era mezzogiorno e mezzo, il 5 luglio 1911: dalla finestra della stanza entrava l’aria tiepida e con essa migliaia di suoni gradevoli, prodotti dagli uccelli, i grilli, le api e anche dagli scoppi dei piselli selvatici». Il resto si sa. American Academy of Arts, professore tra Harvard e la University of California di Berkeley, nel 1982 è alla Reale Accademia di Belle Arti all’Aja. Torna a Orani e descrive «le due minuscole finestre delle due altrettanto minuscole stanze da letto della casa dove sono nato e che davano sull’orto di don Pietropaolo Meloni». Ritrova Elias, «uno dei quattro manovali che lavoravano alla costruzione della villa Cusinu a Orotelli», e potrà scrivere la poesia-epitaffio con sei versi: «Sono tornato a Orani/ annunziato dalle tue comari/ “ricco potente è”/ hanno detto/ “meschino”, hai risposto/ “costretto a vivere in terre straniere». Orani lo venera. Gli dedica un museo. Con iniziative intelligenti. 
Va in terre straniere anche Mario Delitala, nome già affermato quando Nivola nasce. Artista da bambino: «Avevo una certa tendenza alla pittura che manifestavo disegnando caricature o dipingendo cartelli di réclame per i balli studenteschi o rappresentazioni teatrali». Comincia con le scene per una commedia di Terenzio, poi vita paesana, case e cortili, l’asino alla mola, ritratti di Ziu Predu Costanza. Con gli anni emerge «la predisposizione alla resa somatica dei volti». Sono le basi per i successi prossimi venturi. Alla fine degli anni 20 Delitala decora il Duomo di Lanusei: disegni geometrici, le quattro lunette delle Maddelene nella «cappella Sistina dell’Ogliastra», le grandi tele della Crocifissione, della Natività e della Deposizione. Venezia, Roma. Arriva la direzione della Scuola del libro di Urbino, darà valore aggiunto moderno alla città di Raffaello. La stilistica è una delle materie preferite. C’è poi l’Africa per «avvicinare – scrive la critica d’arte Maria Luisa Frongia – nuove culture, paesaggi, abitudini e volti inconsueti». Chi può, guardi i capolavori La donna di Bengasi, i cammelli di Agedabia, la moschea, le spiagge con palme. 
Delitala torna in Italia, altre città, il trionfo alla Mostra internazionale del libro d’arte e alla ventesima Biennale veneziana con “La cacciata dell’Arrendadore”. E ancora Palermo, Pesaro, in Sardegna lavora a Nuoro, decora l’aula magna dell’università di Sassari, è ad Alghero, Castiadas, altre città. Oggi Lanusei gli dedica il liceo artistico.
Scrittori, artisti, ma anche altre figure nel nome di Orani. Pietro Borrotzu (1921-1944), eroe della seconda guerra mondiale, comandante partigiano torturato e fucilato a Chiusola di La Spezia dai nazifascisti. Nel 1946-47 ottiene la laurea ad honorem a Sassari, è medaglia d’oro al valor militare. E poi una donna, la prima femminista del Psd’Az. Si chiamava Marianna Bussalai (1904-1947). Piccola di statura, la chiamavano “Marianedda de sos Battor Moros” [...] Ieri e oggi, nel paese dei romanzi di Niffoi. Perché la tradizione letteraria continua. Bastiana Madau, scrittrice raffinata, direttrice-mito della biblioteca di Orgosolo, organizza pomeriggi letterari in una casa padronale dell’Ottocento, casa Maninchedda. È la tradizione letteraria che, nel paese della “Vedova scalza”, viene proposta settimana dopo settimana alla gente. Per crescere. Dibattiti in nome della cultura. Madau, parlando della Bussalai, nel saggio “L’antifascismo di madre in madre”, ha scritto: «La bara leggera fu trasportata dalla casa alla chiesa al camposanto antico, dagli amici, che a turno la sollevavano con tenerezza composta, percorrendo i vicoli di Orani. Arrivarono da Sassari, Cagliari, Nuoro, da ogni paese della Barbagia, dell’Ogliastra e del Campidano, a dare l’ultimo saluto alla nobile ragazza, amica degli umili, libera e ribelle».
In questa temperie civile e culturale nascono i libri di Salvatore Niffoi. Chi li conosce e li ama, sa che vengono dal cuore grande di una terra dura e generosa.
Giacomo Mameli, Viaggio a Orani dove nascono le storie di Niffoi, La Nuova Sardegna, giovedì 1 febbraio 2017.

25 gennaio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - secondo appuntamento

"Chi per propria sventura sappia di non essere all’altezza del mignolo sinistro di Conrad ma voglia con onestà narrare, non ha che da guardare la propria nazione, in diretta o nella memoria. Troverà infiniti spunti per intrecci e vicende di romanzo e nella propria identità nazionale un terreno fertile di immagini, modi di dire e costumi che svelano una visione del mondo. La faccenda è complicata, in quest’epoca. L’appartenenza nazionale è doppia o tripla o quadrupla, quando non arricchita o sostituita da un’appartenenza ideologica che, con atto volontario, l’uomo assume a tribù dello spirito. Molteplici sono le radici di ognuno di noi."
Sergio Atzeni, "Nazione e narrazione", in Scritti giornalistici, a cura di Gigliola Sulis, Nuoro, Il Maestrale, 2005, p. 992. 

Non è Conrad appunto, è Atzeni: lucido, ironico e autoironico com'era realmente. È l'autore che tanto peso avrà nella narrativa sarda per lo stile e il fascino dei concetti innovativi che traspaiono dai suoi romanzi e che lo inscriveranno nella storia della letteratura come un precursore. Ne parlerò sabato, 27 gennaio, a Orani, in una conferenza a lui dedicata, arricchita dalle letture con accompagnamenti musicali dell'attrice teatrale Maria Giovanna Ganga.

11 gennaio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - primo appuntamento

"... le vere e belle fiabe sono in verità inoffensive. Esse sono situate nell’unico luogo dell’universo dove non esiste offesa, cioè nei regni della vita fantastica. Quando mettono paura, è la paura salubre e liberatrice della fantasia, paura di cui lo spirito ha desiderio e alla quale si protende come a una fiamma che lo riscaldi. Della vita fantastica, i bambini hanno fame e sete, le fate e i maghi abitano nel loro pensiero e il fatto che non esistano nella realtà è per loro giustamente irrilevante, perché i regni della vita fantastica sono popolati di oggetti comunque invisibili e intangibili. Nei regni della vita fantastica, anche le immagini più crudeli generano felicità. Si sa bene che la felicità è fatta anche di spavento e di angoscia. Sopprimere lo spavento e l’angoscia, significa sopprimere anche la felicità."
Dal saggio "Senza fate e senza maghi" di Natalia Ginzburg, in Vita immaginaria, contenuto nel Meridiano dedicato alla scrittrice. Ne parlerò domani a Orani in una conversazione sull'educazione alla lettura che fa parte di un ciclo di appuntamenti culturali invernali organizzato dall'Amministrazione Comunale e dalla Pro Loco.

15 dicembre 2017

Alessandra

Ogni volta che devo prepare una presentazione del mio libro sul pensiero di Simone de Beauvoir (Simone, le Castor. La costruzione di una morale, uscito dapprima in ebook e poi in due diverse edizioni per Cuec Editrice, con una nota introduttiva di Alessandra Pigliaru), mi rimetto a studiare, sino a scorrere le prime bozze del libro. E ogni volta mi serve perché sempre mi scopro ad approfondire qualcosa di diverso. Raramente mi rimprovero per non avere fatto di più, ché ci vorrebbero altri 10 libri se dovessi approfondire maggiormente certi temi, tutti ancora attualissimi e legati alle contraddizioni del nostro concreto vivere. Ma ne sono consapevole, appunto, e anche relativamente tranquilla sul fatto che il testo continuerà a essere "scritto" da chi leggerà, intanto che a mia volta ne faccio nuove riflessioni, che puntualmente mi ritrovo a portare nel confronto pubblico, sempre costruttivo e divertente. 
Ripercorro, dicevo, la mia costruzione, come ho fatto oggi preparandomi per Santu Lussurgiu, dove domani presenterò il libro. 
Così, ora, sono incappata nello scambio epistolare con Alessandra, che ancora non conoscevo di persona, che non mi conosceva. Avevo deciso di chiedere a lei di scrivere una nota introduttiva al mio saggio perché, leggendola spesso nelle pagine culturali del quotidiano Il Manifesto (e anche nel social network dove eravamo entrate in contatto), avevo realizzato quanto mi fossero congeniali il suo modo chiaro di ragionare, la semplicità e la serietà del suo linguaggio, una certa onestà nel porgere i contenuti di ogni discorso, la coerenza che avvertivo nel suo pensiero. Così decisi di scriverle, e devo dire che glielo domandai abbastanza timidamente (attraversavo un periodo dove mi sentivo insicura su tutto). Bene, me lo ricorda la sua prima e-mail, segnata da un'accoglienza di straordinario calore, che oltre alla stima, che già sentivo, mi riempì di tenerezza e di affetto.
Sembrerà banale, ma allora io mi alzavo all'alba ogni santo giorno, e scrivevo veramente per stare a galla. E se non avessi conservato la capacità di scrivere per me, dopo troppi anni che lo facevo solo per gli altri, non so davvero se sarei potuta sopravvivere ai muri che mi erano crollati intorno. E le mie mani, da sole, forse non sarebbero bastate a tenerli.
Ecco, Alessandra seppe infondermi coraggio, e la sua risposta di lettura (fu la prima a leggere Simone) funsero da iniezione di autostima, che allora era davvero sotto i tacchi, già bassi per natura. Le sarò sempre grata per questo suo donarsi totalmente disinteressato, e mi sento davvero piccola per non saperlo ricambiare. Quello che posso fare è di portarla sempre con me, quando vado in giro con il libro, e dirglielo.
Ciao, bella.

14 dicembre 2017

Convalescenza

Convalescenza:
stancarsi gli occhi
contemplando le rose.

Masaoka Shiki (1867 – 1902)